Quel che è bello da vedere non è (sempre) buono da mangiare

Quel che è bello da vedere non è (sempre) buono da mangiare

Benvenuto nel magico mondo del food styling, dove quel che appare non è quel che è.

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Hai presente quando vedi fotografati piatti meravigliosi, che trasudano bontà, profumo e calorie? Foglie d’insalata appena colte, con ancora le gocce di rugiada adagiate sopra; torte caramellate che la glicemia s’impenna alla semplice vista; carni rosolate con le cotenne croccanti e patatine novelle arrosto….. SVEGLIA!!!

Se hai cucinato per te e i tuoi amici, tutto sarà accolto trionfalmente a tavola ma prova ad immortalare i tuoi manicaretti. Il risultato sarà diverso da quello che hai visto sfogliando l’ultimo numero della tua rivista di cucina preferita o sull’ultimo folle acquisto per l’ennesimo libro di ricette che, ne avevi bisogno? Ovviamente no, ma….

Lì si giocano altri giochi. Di luci, di astuzie, di inquadrature e di una cucina “diversa”.

Incuriosita da quest’arte della mistificazione, mi sono iscritta ad un corso base di food styling & food photographer, organizzato dai mitici Barbara Torresan (sempre sia lodata) e Rocco Paladino, con la silenziosa partecipazione di La Viz, puntuale cronista che con la sua macchina fotografica coglie frammenti e particolari delle nostre lezioni. Ho tirato per i capelli anche l’avvocato. Ed eccoci, novizi di un sabato mattina al mese, a far gruppo con una serie di altre/o partecipanti.

E si inizia a capire che, se il piatto lo vuoi fotografare, dimenticati di mangiarlo.

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In primis perché lo mangeresti freddo. Monta il cavalletto, incastra la macchina fotografica, prova le inquadrature, gira intorno al piatto…..da buttare.

E faresti anche bene, sai perché?

Lesson number 1 – gli spaghetti con la salsa di pomodoro: la pasta, che io adoro al dentissimo, deve cuocere giusto il tempo di perdere la sua rigidità e avvolgersi sul dito. Forse è troppo poco.

Il sale non fa la differenza nella cottura, quindi lo eviti.

La salsa è quella della bottiglia, a crudo. L’olio che condisce gli spaghetti e dà loro lucentezza, onde evitare gli sprechi è quello di semi.

Tutto ciò premesso, ne vuoi ancora un assaggio? Grazie no!

Però però però, così facendo riesci a creare volute voluttuose di spaghetti, a far brillare le matasse di pasta, a colorare proprio dove vuoi tu il tuo piatto e a far cadere con grazia quelle foglioline di verde che giocheranno per contrasto con il resto del piatto e creeranno il punto focale della tua foto.

Dopodiché, si passa alla foto! E qui si apre per me la voragine dell’ignoranza.

Tutto un affollarsi di sensori, otturatori, diaframma, tempi di esposizione….. Mi sento a mio agio come quell’elefante nel famoso negozio di cristallerie. Devo avere un enorme punto interrogativo stampato sul volto, perchè Rocco chiede spesso “è tutto chiaro?”, io non mi sento affatto chiara. Confido che con il tempo e la pratica, qualcosa cambierà. L’avvocato invece surfa con eleganza sulla terminologia, lui è già bravo e si applica, studia pure a casa. Io, ehm.

Ad onor del vero, le foto fatte con la reflex altro sono da quelle scattate con l’Iphone! Tutta un’altra storia. Basta imparare, esercitarsi e scattare, scattare, scattare.

Abbiamo fatto i compiti a casa, commentati poi dai prof. Ce la siamo cavata bene! La solita fortuna dei principianti.

E la prossima prova è il risotto, una bestia grama…. Magari ti racconterò poi.

Mi esercito nel we.

Paola

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